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Giardino Botanico

Un’esplosione di colori, forme, profumi e rarità botaniche provenienti da tutto il mondo

Il parco costituisce nel suo insieme un importante complesso naturale e paesaggistico di grande attrattiva, che si affaccia lungo la sponda orientale del Lago di Como in una stretta lingua di terra che si distende per circa due chilometri da Varenna fino alla vicina frazione Fiumelatte. E’ opera di secolare artificio grazie al quale i fianchi scoscesi della riva vennero adattati nel corso dei secoli con un disegno scenografico di notevole impatto.

La disposizione del terreno in terrazzamenti ha favorito l’articolazione del Giardino in una sequenza di inquadrature diverse con qualche elemento ricorrente, come i filari di cipressi lungo il viale d’accesso della Villa che contraddistinguono l’ambiente, i cedri del Libano oppure le siepi sempreverdi.

Le caratteristiche che oggi si possono leggere, pur con i possibili mutamenti operati nel corso del primo ‘900 dalla famiglia De Marchi (proprietaria di Villa Monastero dal 1925 al 1936 prima di lasciarla per il pubblico utilizzo) sono dovute nell’impianto complessivo al tedesco Walter Kees. Il ricco imprenditore di Lipsia acquistò la dimora nel 1897 dai proprietari che erano subentrati ai valsassinesi Mornico, ai quali si doveva l’erezione della Villa, frutto della trasformazione seicentesca di un antico monastero cistercense. Kees ampliò notevolmente il parco: stretti terrazzamenti vennero creati per inserire specie botaniche particolari.

Le caratteristiche sono infatti quelle comuni per i giardini lariani di fine ‘800, nei quali prevale l’interesse per la rarità grazie all’inserimento di novità botaniche provenienti da tutto il mondo. Di particolare interesse sono le specie arboree esotiche disseminate per tutto il giardino, che dimostrano anche la felice situazione climatica di Varenna: palme africane e americane, agavi, yucche, dracene, agrumi e oleandri, oltre ad alcune rarità botaniche quali l’Erythea armata, palma a grandi foglie argentee a forma di ventaglio, la Chamaerops excelsa, la Chamaerops humilis, l’Erythea edulis, la Jubaea spectabilis, la grande collezione di agrumi.

Grazie a un notevole lavoro di valorizzazione le essenze sono state implementate e oggi superano i 900 esemplari; questo ha consentito di ottenere il riconoscimento regionale di Giardino Botanico.

Tra questi si segnalano numerosi tipi di Jasminum ed erbe aromatiche nell’area delle profumate al di sotto della portineria (zona didascalizzata per non vedenti), una straordinaria collezione di rose inglesi, un’altra di rare specie di Wisteria (glicine) insieme a numerose qualità di querce, con vari esemplari di Hydrangea panicolata e di Hydrangea quercifolia, oltre a una particolare collezione di felci e peonie multicolori, che affiancano oleandri e sempreverdi nella passeggiata a lago.

Il percorso attraverso il parco consente di apprezzare anche la pregevole decorazione architettonica che costituisce un tutto unico con il giardino, arricchita da vari elementi quali statue, tempietti, vere da pozzo, rilievi decorativi e fontane, che affiancano la vegetazione fino alla Kaffeehaus, al limite estremo meridionale, richiamando gli stili dal barocco al classico fino al moresco secondo il gusto eclettico dell’epoca. Tra tutti spicca il gruppo scultoreo La Clemenza di Tito, ultima opera realizzata dall’artista neoclassico Giovanni Battista Comolli (1775-1830), qui collocato a inizio ‘900 proveniente dalla Villa Bagatti Valsecchi di Cardano presso Menaggio. 

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